Dietro-logia

Nella vita ci vuole culo.

Io l'ho sempre detto. E quello che mi sta capitando in questi giorni, credo lo dimostri ampiamente.

Mi rode il culo.

E mi sento presa, per il culo.

Uno si alza la mattina, si smazza, fa questo e fa quello. Insomma si fa un culo tanto.

E poi il culo te lo fanno.

E a me l'hanno fatto. Oh se me l'hanno fatto.

E non è niente di pornografico, anche se me la sono presa nel culo abbondantemente.

Una di quelle cose che speri non ti capiti mai, perchè sono quelle situazioni che un mio amico di origini oxfordiane definirebbe come un dito al culo.

Se io avessi più sfrontatezza, più decisione, più carisma. Più faccia da culo.

Se avessi più grinta, più voglia di fare, se muovessi di più il culo.

La mia vita migliorebbe si-culo.

E non avrei più voglia di mandare tutto e tutti a fanculo.

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La calabrolesa non perde lo smalto

Mi sono sempre chiesta cosa fossero quei segni rossi comparsi un bel giorno sulla scocca della nostra lavatrice bianca.

Urti con bacinelle? Strusciate violente con le confezioni di detersivi? Brufoli adolescenziali? Stigmate?

Messa da parte l’ipotesi di un messaggio di Dio materializzatosi sulla nostra economicissima Ignis, che se proprio di segno trattasi poteva essere solo quello di vino, più che divino, ho accantonato le mie ricerche dopo lunghi ed estenuanti tre secondi di valutazione.

So solo che quei segni si moltiplicano, non li creo io, e soprattutto non si tolgono facilmente. E vengono lavati via solo quando è il mio turno di pulizie del bagno.

Questa settimana la turnistica prevedeva una disinfezione della cucina ad opera della sottoscritta.

Mentre spargevo litri di benzina per purificare il lordume, mi sono accorta della presenza dei medesimi segni rossi della lavatrice sulla credenza, sul frigorifero e su svariati altri punti strategici.

Dopo una intensa elaborazione dei dati, effettuata con un database MySQL su server Apache, sono riuscita a trovare il comun denominatore dei vari segni.

La calabrolesa.

Suo il frigorifero dove sono state rinvenute le prove, suoi i mobiletti della credenza macchiati, sua (e vabbè pure mia) la lavatrice striata.

Ho dovuto a quel punto contattare il più vicino centro ENEA, per avere una analisi approfondita della questione. Ho inviato loro pezzi di mobile segati ad hoc, opportunamente inseriti in bustine cuki gelo, degne del miglior Ris, Distretto di Polizia, Csi e Carabinieri.

Avrei voluto inviare l’intero case della lavatrice, ma non me l’hanno permesso.

Per fortuna ho amici al centro Enea di Portici (Napoli) e mi fanno il lavoretto gratis.

La questione è complicata assaje. Ci hanno rimesso ore e fatica, interi macchinari ipertecnologici, qualcuno si è suicidato buttandosi a picco dagli scogli di fronte al centro, qualche altro ha deciso di annegare nel sugo della pizza fatte dalle mani sante di Ciro, quello del ristorante vicino al centro.

Insomma c’è stata non poca disperazione.

I segni di film sottile di non si sa quale materiale siano.

Uranio impoverito, talmente povero da andare in rosso?

Segnali in codice di rivendicazioni da parte delle BR?

Alla nostra lavatrice stavano spuntando capelli rossomalpelo, da far invidia alla ricrescita chirurgica di Silvio?
 
Poi ieri la calabrese ha versato accidentalmente il suo smalto per terra. Rosso.

Bene signori.

Non c’è RIS, non c’è KGB, non c’è 007, non c’è CIA, che possa risolvere l’intricato comportamento di una calabrutta a cui piace lasciare il segno ovunque passi, qualunque cosa tocchi.

Anche a costo di lasciare unghiate su lavatrici, mobili e frigoriferi.

 

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Dove c’è Calabrese NON c’è casa!

Ci avevamo sperato.

Il 20 luglio aveva detto. Ed il 20 luglio aspettavamo con ansia. Con trepidazione. 

Invece no. Invece no, i miei sogni sono andati in frantumi. 

Mi vedevo calma e serena, finalmente felice.

Quando è stata l'ultima volta che son stata felice? 

In realtà neanche me lo ricordo, ci pensavo stamattina mentre vedevo l'ultimo albero che andava giù, mentre lo vedevo far posto all'ennesima colata di cemento.

Questi ultimi giorni li avevo vissuti con più energia, con più solarità. Mi alzavo di buon umore, avevo mille progetti per la testa e mille cose da fare. 

Avevo la voglia di rimettermi in gioco. 

Avevo la voglia di stare con la porta della camera finalmente aperta, godermi i rumori della casa che si sveglia, l'odore del caffè appena fatto, poi poter scambiare due chiacchiere, dirsi buongiorno. 

Cucinare e mangiare insieme.

Poter essere una famiglia, noi tre, con gli scherzi che ci siamo sempre fatti, con le risate che ci hanno sempre accompagnato e che erano state bruscamente interrotte. Perchè se c'è lei il clima è freddo.

Se c'è lei, non ci sono io.

Se c'è lei le porte devono essere chiuse.

Se c'è lei non c'è casa.

Niente da fare. La calabrolesa, il 20 luglio, non lascia l'appartamento. 
 

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Che…

O o O O O

O O o o o  oO Oo O o o O
O   O 0 o 0 0 o 0 o 0 o
o 0 o0

O O O o

L’amore ai tempi della colite

Caldo, mi avvolgi col tuo profumo.

Scura, la tua pelle, color del bronzo.

Amaro, come quando bagni le mie labbra e scivoli come saliva.

Schiuma, sono i tuoi ricci di mogano chiaro.

Intenso, come lo sguardo oltre il bianco della sclera.

Di tintinnii d'argento le tue parole che sbattono in infiniti vortici su se stessi.

Oro del mattino, accendi la mia giornata, mi svegli, droga lecita, mi entri dentro, ti fai spazio e mi dividi a metà fra la bocca ed il colon.

Mi scuoti.

Mi imbarazzi.

Crampi allo stomaco quando ti lascio.

E trovo pace solo quando lo sciacquone ti porta via da me. Come tutte le mattine.

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Donne e motori, Gommy e dolori

Questo non è il solito post a difesa delle donne al volante.

Questo è un post contro le donne al volante.

Perchè care mie, inutile nasconderci dietro un parabrezza, incendiare i nostri reggiseni in suv di ultima generazione ed inneggiare all' amore automobilistico libero.

Le donne al volante fanno, salvo rare ed encomiabili eccezioni, pena.

Io per prima. Anzi io in prima.

Posso vantare centinaia di stop evasi per non dovermi arrestare e ripartire in mezzo al traffico.
Posso vantare di accelerate col semaforo arancione sempre per il motivo di cui sopra.
Posso vantare di aver rischiato di investire una ragazza mentro ero in prima (la questione è ancora poco chiara, la ragazza sta bene, quella che non si è più ripresa sono io).

Tuttora penso che sia un miracolo che io riesca a muovermi a Roma con la macchina.

Anche se di casini ne ho combinati parecchi.

Ma è inutile, per quanto possa applicarmi alla guida, per quanto  le mie partenze in salita siano ormai infallibili, da qualche parte il nostro buon creatore deve aver dimenticato di inserirmi un cromosoma del parcheggio. Cosa che invece gli uomini hanno impresso lì da sempre.

Cosa credete che ci stia a fare quella y nel loro xy?

Hanno avuto la fortuna di poter avere più spazio nella coda della y. Noi abbiamo solo due x. Non c’era spazio per inserirci il cromosoma della capacità di guidare.

Non dovete pensate che l’unica coda che hanno sia concentrata fra le loro gambe. Loro hanno la coda della y, e sanno stare in coda nel traffico senza far spegnere l’auto, mentre si grattano nei dintorni dell’altra coda.

E questo è il motivo per cui le donne guidano la Lancia y. Perché si sentono più brave a bordo di quella macchina. Anche io mi sento superbrava.

E questo è il motivo per cui le donne non dovrebbero guidare i suv che iniziano per X, ad esempio. Quante incompetenti donne ci sono con i suv? Ma è normale, provate voi a guidare con tre x tutte di fila e nessun gene con patente B.

Bisogna prendere atto dei propri limiti.

Oggi ho deciso di dare una lavata alla mia macchina e sono andata all’autolavaggio. Che non si dica che le donne non ci tengono alla pulizia del loro macinino.

Di sabato mattina è pieno di uomini che lavano i loro bolidi per le uscite della domenica. E stanno lì a vantarsi delle proprie carrozzerie, degli interni e dei cavalli.

Gli unici cavalli di cui mi sono potuta vantare io, sono quelli che hanno cagato sulla mia macchina. Altrimenti non mi spiego come mai sia così lercia dopo che l’ho lavata meno di un anno fa.

Non avevo intenzione di sporcarmi. Anzi no, a dire il vero non avevo intenzione di far ridere tutti gli astanti mentre cercavo di capire dove inserire il gettone per azionare la lancia e sparare acqua sulla macchina da sola. Così mi sono messa in fila per far fare tutto ai quei bei rulli gialli e blu.

L’unica donna in mezzo ad una fila di macchine sportive.

Per una volta volevo fare da sola. Far vedere che sono capace di inserire la macchina sotto i rulli al punto giusto, infilare i soldi e pigiare il bottone del lavaggio scelto. Lo volevo fare, anzi lo stavo facendo. Toccava a me, stavo aspettando che l’Audi prima di me uscisse, e stavo entrando io col muso della mia Pulce.

Ma evidentemente, perché altrimenti non mi spiego come sia  potuto succedere, ci deve essere un sensore che avverte i proprietari del lavaggio della presenza di una donna. Oppure i signori dietro di me hanno avuto l’accortezza di chiamare qualcuno, fatto sta che mi sento picchiettare sul finestrino da un ragazzo che a settemila denti mi fa segno di scendere che la macchina me la sistema lui.
 
Io non avevo intenzione di sporcarmi. No, a dire il vero non volevo che gli astanti ridessero di me e sono scesa e gli ho mollato le chiavi della macchina. E ho fatto fare tutto a lui.

Mi ha sistemato tutto, anche gli interni con una veloce passata di aspirapolvere e lavata di tappetini.

Quanto mi piace essere donna.

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Dove sei maledettissimo pezzo di stella cadendo hai colpito il mio cuore lo sai

 

L'hanno vista svestita, con lo sguardo assente, le braccia penzoloni. Supina, Su Pina, prona. 

L'hanno vista seguire i raggi del sole.

L'hanno vista in direzione del vento, a farsi bagnare dagli schizzi di mare.

L'hanno vista respirare aria salata.

L'hanno vista sentirsi il battito del cuore accelerato dopo un tuffo.
 

L'hanno vista immersa nelle acque delle Maldive.

L'hanno vista affondare nelle sabbie del suo impagabile Salento.

L'hanno vista bagnarsi nelle trasparenze della Polinesia.

L'hanno vista sommergersi nei tramonti mozzafiato del Madagascar.

L'hanno vista inabissarsi nelle profondità della Sardegna.

Poi l'hanno vista meglio.

E l'hanno vista sommersa. 

Fino al collo.

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50 buoni motivi per nascere uomo

Del perché sono donna, ma vorrei essere uomo
 

  1. Per potermi permettere pantaloncini corti senza il timore della cellulite.
  2. Per poter andare a mare sempre, qualunque giorno voglia.
  3. Per poter evitare di depilarmi, soffrire e morire di vergogna qualora la deforestazione non sia impeccabile
  4. Per poter stare seduta a gambe aperte o stravaccata
  5. Poter uscire senza trucco, che in linea di massima, gli uomini non si truccano.
  6. Poter avere qualcuno a cui dare le mie chiavi ed il mio portafoglio.
  7. Poter avere la schiena dritta per lo sbilanciamento causato dalle borse enormi e pesanti
  8. Poter chiedere un fazzoletto a qualcuna.
  9. Potermi permettere un macchinone sentirmi dire che sono un grande e non un incapace alla guida.
  10. Poter insultare chiunque ed in qualunque modo, con qualsiasi termine e della più bassa lega.
  11. Potermi grattare in pubblico. Anzi in puBico.
  12. Poter ruttare in segno di amicizia.
  13. Vedi sopra per lo scureggiare.
  14. Poter approcciare sembrando ridicoli e goffi e non vergognarsene per nulla
  15. Poter essere più interessato al calcio, alle moto e alle auto senza che nessuno mi dia della gallina.
  16. Poter essere amico con tutti e di tutti.
  17. Poter non soffrire di invidia
  18. Di gelosia
  19. Di mancata empatia
  20. Di crisi di astinenza da cioccolato
  21. Di dolori mestruali
  22. Di dolori premestruali
  23. Di dolori postmestruali
  24. Di dolori
  25. Di cambiamenti di umore repentino
  26. Di depressione post, pre, partum o non partum
  27. Poter dire la mia in campo meccanico ed elettronico ed essere presa in considerazione anche se ho appena proferito una delle balle più colossali dell’intero universo.
  28. Poter ridere di una scorreggia
  29. Poter provare ad accendere una scorreggia
  30. Poter fare una scorreggia in faccia ad un amico
  31. Poter evitare di profumarmi, perché l’omo adda puzzà.
  32. Poter avere una sola maglietta ed un solo jeans ed essere sempre alla moda per almeno 10 anni
  33. Poter mangiare in modo smodato e senza vergogna
  34. Poter ingrassare dieci chili ed essere sempre un uomo con la panzetta che piace
  35. Poter avere i capelli bianchi ed essere ancora più sexy
  36. Poter avere un naso improponibile, perché “ chi di naso abbonda… “
  37. Poter litigare e fare la pace in un’unica mossa
  38. Poter litigare con tutte le mie fidanzate
  39. Poter fare la pace con tutte le mie fidanzate
  40. Poter ricordare a memoria ogni battuta di ogni film che ho visto. Compreso gli “taratatattàttàtàtàtàtà” della mitragliatrice di Rambo. Ammesso che Rambo avesse una mitragliatrice.
  41. Potersi permettere in tutta la vita di non lavare, asciugare, stirare e rifare i letti in nessuna casa in cui io viva o in cui io sia ospite.
  42. Poter andare a giocare alla Snai senza essere guardati in cagnesco
  43. Poter avere scarpe comode e sembrare strafigo.
  44. Potersi vantare di non dover obbligatoriamente sottoporsi a visite del loro io più intimo senza che nessuno vi infili attrezzi di sorta. A meno che non vi facciano una colonscopia.
  45. Potersi giustificare di ogni ricorrenza dimenticata con : “ lo sai che io non ho una buona memoria “ salvo per le battute dei film di cui sopra.
  46. Potersi permettere di trattare male qualsiasi donna, tanto ci sono più donne che uomini su questa terra.
  47. Poter scrivere il proprio nome sulla sabbia o sulla neve. Provate ad immaginare come.
  48. Poter puzzare maledettamente dopo gli allenamenti.
  49. Poter dichiarare di essere omofobi salvo fare continue docce insieme ai propri compagni, minuti di righello.
  50. Ed in infine, ed è la cosa che mi brucia di più, potermi scolare litri di birra, e dimenticare di fare la pipì prima di uscire, con la consapevolezza che ovunque mi trovi ci sarà sempre un posto buio che accolga me e la mia patta aperta.
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Una risposta per le rime

Sono brutta ok, lo ammetto.
C'ho il culo grosso un pochetto.
Il mio naso poi non ne parliamo,
se misuriamo da qui, non si sa dove arriviamo.

Son stata costretta a dirla tutta,
perchè con l'anonimo sono in combutta.
M'ha sgamato, l'ha capito, m'ha inquadrato,
sono un cesso con su scritto "occupato".

Uso il blog per farmi fare i complimenti,
perchè normalmente mi prendono a calci nei denti.
Non ho stile, non ho simpatia, nè personalità
proprio per questo mi rifugio qua.

In questo mondo non si vede la cellulite,
la causa per cui tutte le mie prede son fuggite.
Non si vede la pancia che tracima,
e mi scuserete se adesso non mi viene la rima.

E' che sono intenta a leggere di là,
c'è gente che una risata non se la sa fa.
Usate internet per lavoro, per necessità,
ma mai se vi dovete avvelenà.

Nel reale c'è spazio e tempo per le cose infelici ,
e qui mi piace scherzare con lettori e lettrici.
Se dico che son magra, o che ho tette in gran quantità
deve essere per forza l'assoluta verità?

Una bugia cosa volete che sia,
se peso 180kg di follia?

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O’ fravcatore nnammurato

Aò a bella!

Aò, aò signorì, anvedi aò. Buongiorno!

Aò, che nun me vedi? Sto qua, ohhhh? Ma che gnente gnente sei cecata? Aò de quaaa. A'ggirate. 

Allora? Me vuoi fa sgolà? Eddaje su, nun te fa pregà.

De qua te dico. Girate.

Ohhhh e finarmente te posso da vedè nfaccia. 

Ammazza però, de prima mattina, eh. Certo però eh… pure te…

Aò, bella sorcona mia, ma quanto sei tanta oggi? 

Ma quanto me attizzi co sto pigiamino. Anvedi ch'i fiorellini rosa. 

E sta majettina? Te se vedono le zinne. Beh oddio, se intravedono, però dai. Daje oh. Dai, con un po' de immaginazione ce posso sta.

E st'occhialetto sexy? Mamma che te farei guarda, sta mpo' a vedè, mira el dito!

Oddio ma che stai affà? Te stiracchi? Così davanti a me? 

Te dico fermete, se arza a majettina, te dico fermeeete.

Tu me voi fa ammattì, te me manni ar maniconio, sta bbona, sta fferma, fatte solo guardà. 

Ecco o vedi che fai? O vedi? Me fai cascà aattrezzi pe teRa. O senti sto rumoraccio? E' coRpa tua, è. 
Io te vedo e me se sbracheno e braccia, me s'allunga er labbro me cola pure un po' de saliva, me frascico tutto solo a guaddatte.

Ma quanto sei bona? 

Ma nun c'hai un poco de pietà pe st'occhi mia che te guardeno?

Ma nun ce l'hai un poco de buoncuore pe me che  voRei abbraccicatte tutta, strignerte fino a fatte pure male guarda. Te farei male chessì.

T 'asfarterei tutta.

VoRei esse er cemento tuo, er tuo caRcestruNzo. 

VoRei esse sto mattone pe famme camminacce sopra da te.

VoRei esse sto feRo nel core tuo, vorrei esse sta ruspa pe scavatte dentro l'anima… "

(De li mejo mortacci tua, a coooso, aaaAntonè ma che cazzo stai a combinà, spengi sta betoniera, spengilaa!)*

Liberamente tratto dai fischi dell'operaio al passaggio di me medesima sul balcone ubicato di fronte al cantiere.

* (liberamente riportato l'insulto del capocantiere all'operaio di cui sopra)

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