Questi giorni sono dettati da un ritmo cadenzato, un quattro quarti intonato, allegretto ma non troppo, con il gran finale del diluvio universale su Roma.
Non ho chiuso occhio tutta la notte a causa dei dolori alla ferita, sto diventando come quei vecchietti che si lamentano dei dolori reumatici.
Poi quando ha finalmente iniziato a piovere mi sono sentita rinata.
La pioggia, da sempre, ha un effetto catartitico. Scioglie le mie emicranie, distende i fasci muscolari delle mie ferite di guerra, attenua i dolori alle ginocchia e caviglie. Causa e risoluzioni. Croce e delizia dei malesseri.
Che poi, a dirla tutta, se la smettessi di indossare i tacchi per fare la strafiga, forse le mie ginocchia e le mie caviglie non soffrirebbero come le articolazioni di un neo ottantenne. Ma strafiga son nata e strafiga morirò.
Già vedo titoli da prima pagina:
” Morta avvenente donna sulla 30ina, precipitata giù dal suo tacco 12. Christian Louboutin si unisce al cordoglio dei familiari tutti “
Da grande vorrei fare una uscita di scena spettacolare. Strozzandomi con il caviale, incastrandomi col tacco in un tombino e facendomi investire da una ferrari, chiudendomi per sbaglio nel caveu di Tiffany, o spaccando vetrine vestita da black bloc. Ancora devo decidere.
Sta di fatto che ieri ho dato già prova della mia signorilità.
Sono stata invitata ad un pranzo per festeggiare la laurea di un mio carissimo amico. Io, la fidanzata del mio amico e poi solo parenti in uno dei ristoranti più amati di Totti. Giusto per farvi capire l’andazzo.
L’ambiente è di quelli di classe, di quelli dove ci sono tremila bicchieri e settemila posate, dove il tovagliolo è sempre sistemato nel modo più strano possibile e le tovaglie sono bianche candide.
Sono arrivata fasciata nell’unico tubino nero che possiedo, tutta agghindata come un albero di natale nella mia Clio scassatissima. Anche lei era fregiata per l’occasione, da una sonora cacata di uccello malefico che partiva dal tetto e scivolava giù lungo tutta la fiancata, di un marrone cacca di diabetico (cit.).
Ho parcheggiato la gommy-mobile ovviamente fuori per strada e non nel parcheggio riservato ai clienti del locale perchè probabilmente non mi avrebbero fatto entrare, visto che il custode in uniforme bella linda e pinta da lontano mi aveva già fatto un’occhiataccia come a dire: ” ndo cazzo voi annà te? “
Parcheggio dunque lontano dagli occhi del parentame tutto, e pure lontano dal custode che m’ha minacciato con lo sguardo per tutto il tragitto dalla macchina all’ingresso del locale, e finalmente mi aggancio alla fidanzata del mio amico cercando in lei un conforto solidale.
La lunga tavolata era sistemata proprio innanzi ad una intera parete di bottiglie di vino pregiato, sistematate una vicino all’altra, strette e tremendamente in bilico.
Ho sudato venti camicie immaginarie prima di potermi sedere al mio posto e poter finalmente riprendere una normale respirazione, constatando, per la prima volta in 25 anni, di non aver fatto ancora nessuna figura di merda.
Ma mi sono subito smentita.
” Gommy vuole dell’acqua? “
Certamente sì, stavo sudando come un bisonte nella tenda di Toro Seduto, e faccio per prendere il bicchiere.
Dunque questo grande a calice no, che l’ho visto sempre usare dall’enologo di Gusto a Canale 5 ( ” all’olfatto sa di more del sottobosco fiorentino e miele di acacia del valdinon(na)” ).
Quello stretto e lungo no, perchè non mi ci entra il naso a bere con comodità.
Vabbè prendo questo brutto e basso.
Scelta perfetta se non fosse che ho preso quello della zia accanto a me, che m’ha guardato come se l’avessi derubata del suo più prezioso gioiello.
” Mi perdoni signora, mi sono sbagliata, non volevo… “
facendo definitivamente precipitare la situazione nel prendere il mio bicchiere ancora pulito per fare uno scambio equo e solidale, ma facendo capitolare la bottiglia di nero d’avola sulla tovaglia bianca immacolata.
” Beh il nero da tavola, si chiama così per un motivo no? “
In quel preciso momento il tempo si è fermato, nel mio cervello l’ultimo neurone si è suicidato, gli sguardi dei presenti erano assenti, mentre le mie ascelle non accennavano a placare il fiume in piena di sudore.
E proprio in quel momento esatto ho capito che non morirò in modo eclatante. Ma solo di vergogna.